Indice articoli


C'era un'alternativa all'abbandono completo del locale, la sua trasformazione, ma due cose la impedivano: la cattiva fama che godeva il rione e la tendenza generale alla fuga da quella zona, dovuta alle pessime condizioni degli edifici che, se non erano ancora crollati, stavano per farlo. Alcuni anni prima una delle case vicine si era arresa all'abbandono ed alle intemperie con un tonfo sommesso, quasi inginocchiandosi, vinta.Naturalmente si trattava anche di risolvere il problema della relazione con Lina. Lei voleva restare a tutti i costi e continuava imperterrita a fare il mestiere, nonostante la figlia e incurante dell'età; era molto legata al quartiere ed alle persone che vi abitavano e ormai a lei costava poca fatica sia allargare le gambe, sia dispensare qualche buona parola, attività tra le quali non trovava molte differenze.
Non era sempre stato così: Lina era protetta ormai da molti strati di indifferenza, tanti quante erano le lenzuola dei letti su cui si era stesa. Sembrava ricordasse appena, senza provare più nulla, tutte le umiliazioni subite, dai fascisti durante la visita del Duce nel '38, dai titini durante l'occupazione della città nel '45 e poi dalla bande rivali che insanguinavano le strade durante il governo Alleato. L'unica differenza che si era notata, quando tutti divennero italiani, era che i clienti pagavano con le lire. Ora i bordelli erano chiusi, ma lei, come tante ex-ragazze, continuava a farlo, perchè non le restava altro, lì tra quei muri umidi dove il sole non entrava.
Doveva lasciarla e con i pochi soldi ancora rimasti avrebbe prenotato un posto in classe popolare per l'Australia.

Go to Top
Template by JoomlaShine