Indice articoli


Fall aveva partecipato anche alla sua costruzione, oltre che a quella della casa dove lei abitava. Durante i lavori avevano qui trovato dei curiosi reperti, tra i quali un torchio romano, visibile al piano terra, e delle vasche in pietra, oltre a delle immagini di donne formose, che costituivano determinanti accessori all'attività dell'antico bordello. Da futuro architetto sentiva che queste testimonianze di un passato così lontano ed eterogeneo rappresentavano la potenzialità ed insieme il limite di quel luogo, dove sembrava impossibile raccogliere in un'unica idea coerente tutto quello che si sarebbe potuto farne.
Intanto c'era stata questa trovata dei siciliani, che portandosi dietro il loro immaginario avevano realizzato il progetto di un edificio barocco nella fredda, distante e neoclassica Trieste, quasi uno scherzo della natura. Sapeva però che qui, al posto dei maestri scalpellini ragusei, avevano lavorato fianco a fianco serbi e triestini, con l'aiuto di qualche senegalese.
Il mozzicone aveva tracciato una parabola luminosa, infrangendosi nel vuoto centro di Cittavecchia.



Testo di Claudio Farina.
Fotocolor esterno Casa della Musica di Stefano Graziani.




Il concetto di città si fonda convenzionalmente sulla possibilità di sviluppo, nello spazio, di una serie di relazioni complesse all'interno di una comunità, finalizzate principalmente alla produttività.
Utilizzando come unità di misura, nell'osservazione dei fenomeni urbani, l'essere umano e le relazioni che questo sviluppa con i suoi simili, ne deriva che, in mancanza di queste relazioni, soprattutto quelle meno produttive, viene messa in crisi l'idea stessa di città.
Il nucleo antico di Trieste, coincidente con la sua parte medievale e sviluppatosi sui resti di quella romana, ha subito per un lungo periodo un processo di costante degrado, anche sociale, che è culminato, in anni recenti, con la segregazione fisica dell'area per mezzo di un muro, tuttora visibile per alcuni tratti.
L'inizio di questo processo è da far risalire all'interruzione improvvisa dei rapporti produttivi e umani consolidati nella zona. La chiusura delle case di tolleranza non è stata accompagnata da uno sviluppo di altre attività e relazioni tali da impedire il deperimento della zona.
Solo recentemente, attraverso alcune operazioni di recupero sostenute dall'amministrazione comunale e grazie all'introduzione di nuovi accumulatori sociali e generatori di relazioni, la fase di degrado ed abbandono sembra esaurirsi e si sta assistendo ad un tentativo di ripresa.
Operazioni come l'apertura della Lift Gallery all'interno della Casa della Musica di Via dei Capitelli vanno lette in questo senso; l'esperienza della Lift romana dimostra che il concetto di condominio equivale oggi, in linguaggio informatico, a quello di condivisione.
Condivisione dello spazio fisico, quello dell'edificio_del quartiere_della città, ma soprattutto di uno spazio mentale.
Il condominio contiene in sé l'idea della convivenza e, conseguentemente, della solidarietà ed è costituito, in questo caso, dal quartiere di Cavana, dove poter sviluppare una serie di relazioni sociali che contribuirebbero a rendere questa zona nuovamente città.
Le cronache qui raccolte, nate dopo un colloquio di fine estate con Pino Rosati, sono il frutto di un lavoro di collezione di esperienze storiche e_o personali, che hanno come teatro di azione il quartiere di Cavana; l'intento era quello di contribuire ad una riflessione su questo pezzo di città e di fornire un lay-out di lavoro per gli artisti che interverranno alla Lift Gallery.


C.F.

Go to Top
Template by JoomlaShine