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Via dei Capitelli 6 / 8, maggio 1929 [MIRNA]

Le ragazze che lavoravano presso La Francese sarebbero state un po' più contente, poichè la proprietaria aveva deciso di dotare i bagni della casa, al piano terra, di due vasche nuove in pietra.
Almeno per i primi tempi.
Ciò le avrebbe costrette ad aumentare i turni di lavoro, per rientrare velocemente dalla spesa, ma la monotonia e l'infame peso dell'obbligo alla cordialità ed alla gentilezza, a tutti i costi, sarebbero stati mitigati dal pensiero di un bel bagno caldo alla fine della giornata. Forse anche dall'idea che l'acqua potesse far scivolare via dallo spirito, oltre che dalla pelle, i resti delle carezze di tutte quelle mani e quei corpi.
A Mirna piaceva guardare le proprie forme attraverso il vapore che saliva, mentre stava distesa; le confrontava mentalmente con quelle delle donnine procaci ritratte sul soffitto del vestibolo di ingresso. Le avevano raccontato che in una città vicino a Napoli c'erano dei ritratti simili, fatti dagli antichi romani. I raffinati clienti di quei bordelli si eccitavano alla vista di quelle fattezze. Quasi come alla Francese. Anche se qui i clienti non erano poi tanto raffinati. Sempre meglio, però, che nel postribolo di fronte, dove lavorava la sua amica Lina, che le raccontava di cosa lei provasse fottendo, mentre i canti degli ubriaconi salivano dall'osteria di sotto. Sembrava che le voci corrodessero gli archi e le volte del soffitto, quanto erano irritanti.

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