Convivere d'arte
Scoprirsi complici anche in un grigio condominio di città?
Ecco le istruzioni: www.liftgallery.it


Roma - Il miracolo è avvenuto in un ascensore. Due metri quadrati verniciati di un grigio assurdo e una cabina angusta, con ciquant'anni di servizio e poca luce, regolarmente disertata dai condomini più lesti di gamba. Sino al giorno in cui appeso nell'abitacolo spunta un disegno a pennarello. E sotto una scritta: Pino Rosati, interno 20. tanto per capire la paternità dell'iniziativa. "ogni sera a mezzanotte mi infilavo in ascensore per sistemare un nuovo quadro o un oggetto di mia creazione", racconta Rosati, artista domiciliato al quinto piano dello stabile. "Mi ero messo in testa di trasformare quello spazio surreale in una piccola galleria dei desideri. Ma all'inizio nessuno sembrava cogliere la provocazione".

Da allora invece nella palazzina anni Quaranta di via Pasquale Tola 42, quartiere Appio, niente è più stato come prima. La sorpresa è arrivata alcune settimane dopo la notte della sfida. Quando accanto ai tasti della pulsantiera, ben in evidenza sotto il neon ronzate del vecchio montacarichi, è comparso un foglietto con le terzine di un canto della Divina Commedia. Ogni giorno sostituite con nuovi versi da un altro aspirante gallerista. A questo ciclo poi ne è seguito subito un altro, le pagine dell'album di disegno di un bambino. Era la prova che qualcosa era scattato. Di scala in scala, la strana idea del creativo del quinto piano aveva finalmente fatto il giro della casa. E attecchito nella fantasia degli inquilini. Dando vita a Lift Gallery. Una galleria improbabile ma vera. Che ora, a sei anni dal debutto, dopo aver ospitato molti artisti tra cui qualcuno anche dall'estero, si è aggiudicata persino il patrocinio del Comune. Il pezzo forte si espone sempre dentro lo strampalato ascensore che la tenera follia di un condominio in cerca di emozioni è riuscita a trasformare in luogo d'arte. Ma con il tempo quadri e mostre hanno invaso anche i pianerottoli. "Un giorno abbiamo fatto una riunione di condominio e ci siamo accorti che tutti ci avevano preso gusto", ricorda l'architetto Massimiliano Chialastri, dirimpettaio del Rosati e artefice dell'episodio delle terzine. "In tanti anni di vicinato non eravamo mai riusciti a condividere niente. L'idea di inventarci una galleria ci ha cambiati. È stato un po' come trovarsi per la prima volta. Tutti hanno voluto collaborare e da allora a ogni inaugurazione le porte delle case sono aperte". Ormai è consuetudine: il buffet si sistema per le scale e, a seconda dell'estro del momento, le cuoche dello stabile forniscono panini, torte o canapé. "Sarà un segno dei tempi, ma adesso parecchi ci vogliono imitare", puntualizza Rosati che di Lift Gallery è diventato il presidente. "Ci hanno chiesto di aiutarli a diventare gallerie anche due condomini di Firenze e L'Aquila. Speriamo che ce la facciano. E che nessuno si azzardi a protestare per il rumore".


E. C.

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