marzo 2003

Arte in ascensore
Intervista a Marco Baroncelli
Sabrina Vedovotto


Insolito il luogo, l'ambientazione, e lo spazio dedicato all'artista. Ma la Lift Gallery è ormai una realtà nel circuito delle gallerie romane. Nata ufficialmente nel 2001 per volontà di cinque inquilini del condominio, in questo spazio alternativo si vuole tentare di portare l'arte nel più assoluto quotidiano e quindi anche in un ascensore. La prossima mostra si inaugurerà il 22 marzo, e l'artista che dovrà lavorare sullo spazio, sarà Marco Baroncelli, che ci racconta di seguito la sua esperienza in questo atipico condominio.

Ci racconti come è nata l'idea di questa mostra, una tua intuizione, un invito…
Mi è stato semplicemente proposto dalle curatrici di questo progetto. Immaginare un lavoro per la Lift mi sembrava un'idea allettante, una bella sfida.
Hai preparato un lavoro ad hoc. Non facile da pensare, rispetto soprattutto allo spazio così esiguo e caratterizzato.
Ho pensato, più che allo spazio fisico, a quello che le energie e l'immaginazione dei condomini potevano contenere, e vorrei che proprio in questo spazio, chi vedrà l'allestimento, possa riuscire ad entrare.
Come hai lavorato con gli inquilini del palazzo, co-protagonisti della tua opera?
Ho chiesto loro di consegnarmi un'immagine che potesse abbinarsi, per qualsiasi tipo di associazione, a quella che gli avevo dato. Io ne ho scelte sei, legate fra di loro, corrispondenti ad ogni piano del palazzo; il resto lo hanno fatto i condomini.
Un progetto molto interessante, soprattutto perché, pur partendo dal fondamentale rapporto tra immagine e parola, leit motiv del tuo lavoro, sei riuscito a far emergere inconsce relazioni tra i tuoi lavori e le immagini scelte da altri.
Mi ha sempre affascinato l'idea di entrare in una sorta di immaginario collettivo, incrociandone le visioni, e con questo lavoro mi sembra di essermici avvicinato.

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