Giovani gallerie d'arte crescono
si espone perfino in ascensore


Le gallerie d'arte rappresentano una Roma propositiva, coraggiosa nel disporsi al contemporaneo dentro mura dalle vene centenarie. Spesso, però, sono collocate in piccoli ambienti. Non è certo strano visto che i rioni, cuore della città archeologica, coinvolgono la maggior parte dei luoghi suddetti. Trastevere, Monti, le strade attorno a Piazza del Popolo, Fontanella Borghese e Piazza Farnese racchiudono i migliori riferimenti per l'arte visiva.

 

Solo qualche gallerista ha scelto zone più esterne. Come Pino Casagrande, grande collezionista che voleva un luogo di taglio anglosassone e ha trovato il meglio nell'ex pastificio di via degli Ausoni. A Roma l'arte in galleria è così: palazzi spettacolari, cortili da sballo, strade amene, atmosfere che aspettano una cinepresa. Di contro, la bellezza limita le ambizioni di chi vorrebbe una metratura museale in galleria. Tra affitti esorbitanti e luoghi su strada col taglio da "bottega", quasi nessuno può vantare uno spazio tipo la Galleria Giulia. Si pensi a Sperone, un big con base tra Roma, Milano e New York. Il suo ambiente in via di Pallacorda prevede una stanza espositiva davvero piccola rispetto agli standard americani. Addirittura minima è l'altra galleria in via dell'Orso, una sorta di gioielleria con vetrina in legno per opere di formato "tascabile".Valentina Bonomo ha optato per la bellezza del Ghetto. La sua nuova galleria, da poco inaugurata con una raffinata mostra di Mimmo Paladino, sfrutta ogni centimetro e conferma il fascino di dislivelli interni, strani angoli, soffitti magici. Della piccolezza ha fatto una qualità la Primo Piano in via Panisperna, un gioiello esemplare per coerenza e qualità. La titolare Maria Colao alterna i grandi concettuali, da Sol LeWitt a John Baldessari, alle nuove proposte che sperimentano il pensiero profondo. Nella minuscola stanza prendono forma installazioni calibrate e sintetiche. Molto piccola risulta anche la galleria di Liliana Maniero in via dell'Arancio: altro esempio di come lo svantaggio dei pochi metri stimoli la calibratura delle mostre. Spazio altrettanto ridotto e bravi artisti presso Il Cortile in via del Babuino. E poi Il Polittico in via dei Banchi Vecchi, la galleria di Arnaldo Romani Brizzi che propone pittura figurativa con certosina coerenza. Minuscola era la sala de Il Ponte Projects in via di Montoro. Altrettanto minima risultava la galleria di Gianluca Lipoli in via Margutta. Che oggi, assieme a Claudio Lopez, ha aperto uno spazio in via della Penitenza: ovviamente più grande. Roma, comunque sia, diventa sempre città dei record. E alcuni spunti da guinness riguardano proprio le gallerie lillipuziane. Edicola Notte, nel trasteverino vicolo del Cinque, è un piccolo anfratto visitabile a distanza. Un vetro separa il pubblico da questo minuscolo gioiello che si illumina di notte, rendendo sublime la visione della strada. Talvolta, poi, la necessità logistica e l'ironia romana si tramutano in un vero spiazzamento: come quando un ascensore diviene spazio espositivo in un condominio del quartiere Alberone. Non è uno scherzo visto che il luogo si chiama, non a caso, Lift Gallery. Un solo consiglio: la pulsantiera coi numeri non consideratela un'installazione. Il tasto "allarme" spingetelo solo in caso di veri problemi.

GIANLUCA MARZIANI

 

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