4 giugno 2002

A ospitare l'iniziativa, un condominio all'Alberone a Roma
La pittrice Anna Onesti alla Lift Gallery
Una particolare mostra di arte e poesia dal titolo "Esche"


Un palazzo anni '50 nel quartiere dell'Alberone; gradini per entrare, gente sui gradini e dentro il grande portone; un'ampia stanza a sinistra con quadri e sculture, libri; di fronte un ascensore vecchio stile, piccolo, di ferro: Anna Onesti sorridente che accoglie amici e conoscenti; tanta gente, gomito a gomito, che si saluta, che parla; giovani, meno giovani, bambini, anziani, tutti aspettiamo vivacemente, l'installazione dell'opera di Anna nell'ascensore. Un fisarmonicista suona sul pianerottolo del primo piano; scatti di fotografie. L'atmosfera è quella dei compleanni, ognuno di noi prova l'aspettativa del regalo.


Nell'attesa, che si protrae, qualcuno comincia a salire le scale, piuttosto strette, bianche di marmo. Sulle scale è ora tutto un via vai. Ad ogni pianerottolo, sulla parete di sinistra una poesia, scritta a mano, attaccata al muro. Si alternano nei quattro piani poesie di Gabriella Pace e di Luciano Taffelli. E ad ogni pianerottolo tavoli con bibite, liquori e dolci. Gli inquilini si affacciano alle porte, sono loro che hanno preparato i dolci, che una volta al mese partecipano, spettatori-attori delle mostre.
Arriva il momento in cui, tre a tre, possiamo infilarci nell'ascensore per entrare nello spirito del makemono di Anna e farsene possedere. Il makemono, un lungo rotolo di carta giapponese, dipinta di rosso con la tecnica della piegatura, istoriato di segni neri (Esche per la mente) è fissato sul soffitto e nella parete di fondo. Il contrasto tra la meccanicità dura, ferrosa dell'ascensore e la leggerezza sapiente della carta dipinta, che diventa ancor più trasparente davanti alla lampada, dà - stranamente - un senso di armonia. Le aspre e dolorose contraddizioni dell'esistenza sembrano placarsi, pacificarsi nel breve momento del percorso che, però, è così intenso da dilatarsi in profondità. Un bisogno di riflessione, di meditazione entra nell'anima, restando nel piccolo ascensore che sale e scende. Mentre la musica della fisarmonica si espande in tutto il palazzo e voci e rumori sono su e giù per le scale.
Infine il momento della parola. Ci sediamo sui gradini e ascoltiamo Gabriella Paca leggere due sue poesie, seguita da Massimo Onesti, lettore di Luciano Taffelli. Studenti dell'Accademia di Belle Arti di Foggia e di Roma chiedono ad Anna Onesti spiegazioni tecniche e lei improvvisa una breve lezione. Ancora poesie a richiesta. È vivo il condominio di via Tola 42. Mentre gli altri palazzi grigi intorno sembrano chiusi in se stessi, prigionieri nella faticosa monotona ripetitività del vivere quotidiano. Sono uscita dalla Lift Gallery con l'animo sereno: una scheggia buona in più dentro. Grazie Anna.

Maria Pia Santangeli

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