Quadri e sculture sull'ascensore di casa
di Marco Romani.

Accade a Roma, in un condominio del quartiere Alberone. L'idea è nata per caso, oggi espongono opere di affermati artisti.


Basta una scampanellata al citofono per entrare nella galleria d'arte più curiosa d'Italia. L'importante però è suonare al pulsante di via Pasquale Tola 42, Roma, dove nell'ascensore scalcinato del palazzo vengono settimanalmente esposte opere di artisti italiani. E così, mentre dal piano terra si sale fino al quinto piano può capitare di poggiare i piedi su uno strato si petali di rose, di leggere una poesia appesa alle pareti o di guardare minacciosi una scultura di Vettor Pisani che assomiglia a una telecamera da claustrofobico grande fratello.

Se cinque piani non vi sono bastati a godervi l'opera si può sempre ripremere il pulsante "terra". L'importante è non eccedere perché mentre voi vi ricaricate il senso estetico i condomini del palazzo stanno aspettando di tornare a casa con le borse della spesa. L'idea della galleria è nata un po' per caso, quando Pino Rosati, del quinto piano, ha deciso di piazzare sulle pareti scrostate e ripitturate dell'ascensore un suo disegno coloratissimo che interpretava gli otto tasti della pulsantiera. Reazioni degli altri condomini? Nessuna. Dopo otto giorni una nuova opera. Silenzio. Altri otto giorni e Rosati dipinge oggetti della vita quotidiana - un crocifisso, un orologio da muro, una piantina di plastica - del rigetto scialbo delle pareti e li appende in ascensore. Nessuno protesta ma nessuno si entusiasma. Tutti però salgono e scendono. Un giorno appare un disegno del piccolo Adriano che racconta la sua stanza e poi ancore un foglio con dei versi tratti dall'Inferno dantesco, compresi quelli che parlano dell'uscita dal puzzolente mondo sotterraneo. A sceglierli è stata Stefania Macori, architetta, che suo marito Massimiliano Chialastri ha uno studio al piano terra ma che abita proprio di fronte a Rosati, al quinto piano. La comunicazione è finalmente avviata. A parole nessuno si lamenta, l'amministratore diventa addirittura un entusiasta sostenitore, tranne un condomino che un giorno, al posto dell'opera, lascia un post-it con una sola parola : "stronzo". Ma forse anche quello era un intervento artistico ispirato ai famosi barattolini di " merde d'artiste" di Piero Manzoni. Con la pubblicazione di un Catalogo narrato, tutto autoprodotto e realizzato nello stabile romano, sembrava che l'esperienza si fosse conclusa. E invece stava solo iniziando. Della Lift Gallery ha cominciato ad occuparsi il critico Carmine Mario Mulière, direttore della rivista on-line Equipèco, che con Rosati e gli altri condomini ormai riuniti in associazione culturale, hanno deciso di inaugurare nei mesi scorsi una serie di mostre, che si sono concluse a dicembre e che hanno ospitato opere di Michele Marinaccio, Giuseppe Tabacco, Enrico Pulsioni e Vettor Pisani, artisti che hanno accettato la sfida e sono usciti dalle gallerie per entrare nell'ascensore. A gennaio verrà aggiornato e ampliato il sito internet (www.liftgallery.it), a febbraio sarà presentato il nuovo catalogo che raccoglie i materiali della passata stagione e un video, e a marzo si riparte con le esposizioni: artisti e opere sono però ancora top secret. Forse questo non sarà proprio l'orizzonte della galleria del futuro, ma intanto all'Alberone i condomini hanno imparato a sorridersi.

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