Lift gallery
Un modo originale per dialogare.


Mai come oggi si è sentita l'esigenza di imparare a dialogare, le vicende che sono accadute ultimamente a livello internazionale ci hanno fatto capire come il dialogo, meglio della guerra, sia l'unica soluzione per risolvere i conflitti.
Come convivere pacificamente, migliorandoci e migliorando il nostro ambiente?
Imparando a dialogare, a confrontarsi, rispettandoci uno con l'altro.
Cercando la maniera mgliore per dialogare, un piccolo contributo ci viene da un'esperienza fatta in un condominio a Roma usando il piu' antico mezzo di comunicazione: l'Arte.


Nel 1997 una giovane coppia piena di entusiasmo si trasferisce al quinto piano in un palazzo dei primi del novecento, un po' decadente e lugubre.
Salta all'occhio l'ascensore inserito nel vano scale molto dopo la costruzione dell'edificio, per la forma (sembra una bara da morto), le dimensioni (per due persone e mezzo), il colore, la luce giallognola e gli scricchiolii sinistri. Tant'e' che viene usato solo nei casi che non se ne puo' proprio fare a meno.
A poco era servito ridipingerlo. Anzi. La vernice grigiastra data da un condomino con tanta buona volonta', aveva ricoperto, impietosa, ogni magagna evidenziandone lo spessore.
Il tocco finale la dà una mano sconosciuta sfregiando ignobilmente, forse con una chiave, la pittura ancora fresca. La misura era colma. La giovane coppia pose fine al martirio elevando l'ascensore al rango di Luogo d'Arte e lo nominò, applicando una targhetta al suo interno, Lift Gallery. Riporto il racconto della storia direttamente con le parole della giovane coppia del quinto piano, Giovanna Volpe e Pino Rosati.
" Gennaio 1998, la prima mostra, coloratissima. (pennarelli Turbocolor su carta. 13x18 cm.) una rielaborazione della testiera dell'ascensore: "T,1,2,3,4,5, Allarme, Alt".
Ogni giorno, (esattamente la sera tardissimo, così i più mattinieri avrebbero gia' trovato il quadro cambiato) appendevano alla paretina frontale un quadro diverso, firmato "Pino rosati, interno 20". Uno al giorno in riferimento ad ognuno dei tasti. Infine l'ultimo giorno tutti i lavori presentati nei giorni precedenti, opportunamente ridotti per offrire una panoramica della mostra.
Cambiare il quadro ogni giorno ed esporre l'insieme in finale, due regole per le mostre a venire.
Ma ero stato un ingenuo nel credere che una botta di colore potesse risolvere lo squallore ormai cronico dell'ascensore. Tutt'altro.
Dopo un primo positivo stupore, rimaneva un che di strano, di paradossale, quanto mio nonno vestito da Arlecchino.
Bene, anzi male: se i colori del mondo niente potevano contro l'insanabile allora tremenda vendetta, un malefico sortilegio avrebbe reso, nel varcare quella soglia, dello stesso grigiognolo le cose del mondo.
E così avvenne: introdussi cinque oggetti , prelevati dall'aambiente domestico (scelti perche' appendibili) e trasformati dello stesso contrasto delle pareti con le stesse scolature.
Un giorno dopo l'altro apparvero un crocifisso, un orologio da muro ( in funzione), un putto, un accendi gas (sparito ma prontamente rimpiazzato) ed una piantina di potus ( di plastica): ascensorizzati.
La prima a raccogliere il tacito invito a asporre alla Lift Gallery fu la moglie di Massimiliano nostri dirimpettai al quinto piano.
Qui pose in mostra (tecniche miste su carta, 21x27cm) dei versi tratti dai primi otto canti della Divina Commedia di Dante Alighieri, uno al giorno e corrispondente agli otto bottoni della tastiera dell'ascensore.
Un'escalation culminata nel XXXIV e ultimo canto riportato per intero nella puntata finale: dopo la discesa agli inferi ed essere passati in fine al cospetto di Lucifero, Virgilio e Dante risalgono per la "...natural budella ch'avea mal suolo e di lume disagio". L'ascensore nostro? e giungono all'aperto, "a riveder le stelle", come recita l'ultimo verso del canto.
Nei giorni successivi sempre piu' persone erano coinvolte nell'esposizione.
( ... )
Non era affattto scontato che le cose dovessero filare lisce, qualcuno avrebbe potuto non gradire.
Invece riscontravo soltalto pareri favorevoli tra i condomini ed ilmutuo assenso dell'amministratore era altrettanto incoraggiante. Insomma il potere salvifico dell'arte stava trionfando su casa, cose e persone. Ma nel gioco poteva starci altro...
Un giorno, nel corso di una mostra, aperte le porte della Lift Gallery mi trovai davanti alla parete vuota: avevano fregato il quadro.
Era gia' successo con l'accendi gas nonostante avessi considerato il ripetersi di quella eventualita' ne rimasi malissimo..."
Pino Rosati continua il racconto di ogni singola mostra, 12 mostre: una al mese, ogni giorno un quadro diverso.
Non semplice abbellimento, ma caparbia attivazione, rianimazione di un luogo gia' intristito dalla noncuranza, prima che dal grigiore delle pareti, ed esemplare dell'anonima degli ambienti del nostro convivere: di tutti e di nessuno. Proprio per questo più eclatante il capovolgimento, l'iperbolica beatificazione in luogo d'arte e d'autore.
Ma non finisce qui.
Dopo un giusto periodo di decantazione e di riflessione e di dialogo tra i condomini ecco uscire nel 2000 il catalogo delle opere esposte edito dai condomini, questo servì a far conoscere la Lift Gallery ad un pubblico piu' ampio, anche di artisti, riscuotendo un certo successo ed ulteriore curiosita' per la singolare vicenda.
Il direttore della rivista EQUIPèCO - rivista d'arte e cultura on line - propose la versione in rete del catalogo portandone la notorieta' al mondo telematico.
A questo punto la Lift Gallery, non piu' solo episodio condominiale, è diventata un fatto culturale, in espansione.
Da qui la formazione di un gruppo promotore divenuto poi associazione, composto dai condomini con il beneplacito dell'amministratore.
Nel dicembre 2001 si è concluso il calendario della galleria con la partecipazione di quattro noti artisti: Michele Marinaccio, Giuseppe Tabacco, Enrico Pulsoni, Vettor Pisani, i quali, rimasti favorevolmente colpiti dall'iniziativa hanno scelto di farsi coinvolgere, di confrontare la propria opera con quel luogo, quella storia e continuare il racconto.


Clara Laterza

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