C'era un vecchio ascensore scrostato, asmatico. E un giovane che ebbe una geniale trovata. È in tal modo che è nata la nuovissima…

LIFT GALLERY

Si può fare arte, comunque e dovunque? Si può e si deve, la conferma ci viene dalla Lift Gallery dovuta alla trovata ( geniale fuor di dubbio) di Pino Rosati, che per anni ha lavorato all'ospedale psichiatrico San Giovanni di Trieste e oggi abita a Roma ( via Pasquale Tola 42), dedicandosi di tanto in tanto, alla pittura. La Lift Gallery è la galleria d'arte più piccola del mondo, meno di due metri quadrati, capienza quattro persone, portata 300 chili. Un comune ascensore condominiale. Ma che è diventato una sala mostre con tutte le carte in regola.

Però non è la pensata di qualche gallerista per attirare un pubblico sempre più annoiato. Lift Gallery nasce da un gesto di civiltà, la sua storia è una parabola sui rapporti umani, con tanto di morale: non tutti i condomini esistono per nuocere. Una favola urbana che vale la pena di raccontare. La palazzina di via Pasquale Tola 42, Roma, zona Alberane, ha una dignitosa architettura anni Quaranta. Ma l'ascensore non c'entrava: ce lo ficcarono a viva forza nel dopoguerra. Venne fuori così questa cabina incredibile, a forma di trapezio irregolare: un ascensore come lo disegnerebbe Ricasso; che fa comunque il proprio dovere. Alle soglie del millennio, però, l'ascensore mostra tutti i suoi acciacchi. Scrostata la vernice, fioca la luce interna, frequenti le fermate fuori ordinanza. Inaffidabile, triste, neppure tanto pulito. La nuova mano di vernice color "pesce" rende l'ascensore ancora più squallido. Qui entra in scena Pino. Cioè il signor Rosati, interno 20. il creativo del quinto piano. Una notte appende un suo disegno alla parte della cabina. Un pastiche multicolore ispirato ai tasti della bottoniera: T, 1, 2, 3, 4, 5, allarme, alt. Reazioni: nessuna. Ma Pino insiste. Finché via via l'ascensore diventa la bacheca di un dialogo per immagini, il laboratorio di un intero palazzo. Un architetto, Massimiliano Chialastri, propone un'opera d'arte impegnata socialmente ( la scritta "Vietato fumare" in otto lingue). Pino replica trasformando le scrostature sulla vernice della cabina nelle mappe di un arcipelago di fantasia. Finisce in gloria, con un catalogo illustrato in dono a tutte le famiglie del palazzo. Una copia va in mano a Carmine Mulière, artista e critico, che la pubblica entusiasta sulla sua rivista web Equipèco, insistendo: "E' un'idea geniale, dovete ricominciare". E' così che quella convocata nello studio dell'architetto Chialastri è forse la più strana riunione condominiale d'Italia: "Vorremmo trasformare l'ascensore in galleria d'arte, ci state?". Approvato per acclamazione. Nasce l'Associazione Culturale Lift Gallery. Artisti, noti e meno noti, vengono invitati a produrre un'opera appositamente pensata per l'ascensore dell'arte. Un ascensore che continuerà a fare il suo mestiere, ma i visitatori esterni potranno suonare ai citofoni e accedere alle mostre, aspettando il loro turno. Pino Rosati adesso sogna: "Si potrebbe creare una rete di Lift Gallery a Roma e in tutta Italia". Forse è iniziata l'era della lift-art. (UBI)

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