28 Settembre 2001 Miracolo a Roma

E l'ascensore del condominio diventò una galleria d'arte
Era un vecchio montacarichi: sporco, scrostato e inaffidabile. Finché gli inquilini, stanchi di quella bruttura, hanno deciso di trasformarlo, appendendo alle pareti scritte e disegni... Storia di un'idea nata dal basso e che adesso punta molto, rnolto in alto.

È la galleria d'arte più piccola del mondo. Meno di due metri quadrati. Capienza quattro persone (magre). Portata 300 kg. Una galleria minuscola. ma dinamica. sempre in movimento.
E ambiziosa: punta in alto, almeno fino al quinto piano.
"Lift Gallery", per chi sa l'inglese, svela subito la sua identità: è un ascensore.

Un comune ascensore condominiale. Ma in questi giorni diventerà anche una sala mostre con tutte le carte in regola. Pero non è quel che state immaginando: la pensata furbetta di qualche gallerista per attirare un pubblico sempre più annoiato. "Lift Gallery", nasce da un piccolo gesto di civiltà, la sua storia è una parabola sui rapporti umani, con tanto di morale: noti tutti i condomini esistono per nuocere. Una favola urbana che vale la pena raccontare dall'inizio. 

La palazzina di via Pasquale Tola 42, Roma, zona Alberone, ha una dignitosa architettura anni Quaranta. Ma l'ascensore non ci entrava: ce lo ficcarono a viva forza nel dopoguerra.
Venne fuori così questa cabina incredibile, a forma di trapezio irregolare: un ascensore come lo disegnerebbe Picasso. Comunque, da mezzo secolo il montacarichi cubista (marca Safov, fabbricato a Torino dalle Fonderie Vanchiglia) fa il suo dovere, scarrozzando le famiglie del palazzo.
Alle soglie del rnillennio, però, il povero Safov mostra tutti i suoi acciacchi. Scrostata la vernice, fioca la luce interna, frequenti le fermate fuori ordinanza. Inaffidabile, triste, neppure tanto pulito.
Ottmar, lo svizzero, che ha il fisico preferisce far le scale a piedi. Le signore con la borsa della spesa si rassegnano. La nuova mano di vernice color "singhiozzo di pesce", rende l'ascensore ancora più squallido. Qui entra in scena Pino. Cioè il signor Rosati, interno 20. Il creativo del quinto piano. Uno che sa cosa vuol dire portare l'arte in luoghi insoliti, avendo lavorato per anni con i ricoverati dell'ospedale psichiatrico San Giovanni di Trieste. quello del "liberamatti" Basaglia. Una notte appende un suo disegno alla parete della cabina.
Un pastiche multicolore ispirato ai tasti della bottoniera: T, 1, 2, 3, 4, 5. allarme. alt. Reazioni: nessuna. Ma Pino insiste. Appende in ascensore piccoli oggetti (un angioletto, un orologio, un crocifisso) pitturati dello stesso grigio uggioso delle pareti della cabina.
E' un messaggio: "La tristezza quotidiana ci travolge ci rende simili a lei". Possibile che i vicini di casa non capiscano? Poi, la sorpresa Una sera Pino trova una terzina della Divina Commedia appesa in ascensore "Natural burella ch'avea mal suolo e di lume disagio" sembra quasi che Dante avesse previsto l'ascensore di via Tola E stata l'architetto del quinto piano, Stefania Macori, a rilanciare il gioco. Pino esulta: finalmente è successo qualcosa. Il muro della diffidenza si e rotto nell'inverno del '98: da quel momento l'ascensore diventa la bacheca di un dialogo per immagini, il laboratorio creativo di un intero palazzo. Adriano, tre anni, espone un disegno della sua cameretta. Pino risponde con disegni ispirati a Bach. Un altro architetto Massimiliano Chialastri propone un'opera di arte impegnata socialmente (la scritta "Vietato fumare" in otto lingue. Pino replica trasformando le scrostature sulla vernice della cabina nelle mappe di un arcipelago affascinante e dall'alto della sua autorità il capocondominio ragionier Carisi tacitamente approva. Maria Teresa Signoretta, terzo piano, anche se non partecipa come artista, è entusiasta "Ho ritrovato la voglia di tornare a casa per entrare in ascensore e scoprire cosa c'è di nuovo". Non mancano, però, le contestazioni: una Mano Invisibile fa sparire quadri, sabota, scarabocchia, sfregia perfino l'expo, nazional popolare, di ritratti di calciatori promosso dal ragionier Carisi per festeggiare lo scudetto della Roma. Per un po' Pino medita un'indagine poliziesca, poi rinuncia: "Anche gli interventi della Mano Invisibile, in fondo, sono la prova che la provocazione è riuscita. Non volevo abbellire l'ascensore", dice, "volevo sfidare l'indifferenza della vita quotidiana". Dura un anno: le cose belle devono finire. Finisce in gloria, con un catalogo illustrato in dono a tutte le famiglie del palazzo, ormai non più estranee, ma amiche tra loro. Una copia va in mano a Carmine Mulière, artista e critico, che la pubblica entusiasta sulla sua rivista web Equipèco, insistendo: "é un'idea geniale dovete ricominciare", E perché no? La scorsa primavera, quella convocata nello studio dell'architetto Chialastri è forse la più strana riunione condominiale d'Italia: "Vorremmo trasformare I ascensore in galleria d'arte, ci state?". Approvato per acclamazione. Maria Teresa fa le carte, nasce l'Associazione culturale Lift Gallery. Quattro artisti, noti e meno noti (Vettor Pisani, Michele Marinaccio, Giuseppe Tabacco, Enrico Pulsoni) vengono invitati a produrre un'opera appositamente pensata per l'ascensore dell'arte. Cercansi ancora sponsor per le poche spese (Schindler, Otis, Kone, nessuno vuole farsi avanti?), ma il programma è già fissato. Prima vernice il 26 settembre. L'ascensore continuerà a fare il suo mestiere di ascensore, ma i visitatori esterni potranno suonare ai citofoni e accedere alle mostre, aspettando il loro turno.
L'arte è un lasciapassare che apre ogni portone. Pino e la sua compagna Giovanna adesso sognano: "Si potrebbe creare una rete di Lift Gallery a Roma e in tutta Italia" Forse è iniziata l'era della lift-art. Arte popolare, per tutti. Semplice come premere un bottone.


Michele Smargiassi

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