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villa lazzaroni

Notizie Storiche

La prima testimonianza di un insediamento agricolo nell'area dell'attuale villa è rintracciabile nella mappa CLX del Catasto Gregoriano (1817-18). L'insediamento appare maggiormente delineato nella Carta della Congregazione del Censo del 1834 nella quale ricompare la stessa forma planimetrica dell'edificio con il relativo vicolo a cui si raccordano alcuni tracciati poderali ortogonali in direzione delle strade principali circostanti.
Una prima denominazione dell'area compare nella carta von Moltke del 1845-52 dove la chiusa è indicata come "vigna Peromini"; la Carta dell'IGM del 1900 documenta invece una trasformazione del manufatto con l'aggiunta di un ulteriore corpo di prolungamento a sud, tale da determinare una nuova pianta complessiva ad "esse".
Sembra plausibile datare l'acquisizione dell'area e la trasformazione della chiusa agricola in villa padronale da parte della famiglia Lazzaroni agli ultimi decenni del secolo XIX.
Personaggi come Edgardo e Michele Lazzaroni, finanzieri legati alle vicende della Banca Romana, dotati di spiccato interesse artistico ed antiquariale, rappresentano il punto di riferimento per comprendere i lavori realizzati nell'antica vigna, alla luce di un contesto sociale e culturale ben definito: famiglia di nuove fortune, titolata di baronia motu-proprio di Umberto I dell'aprile 1879, i Lazzaroni risultavano all'epoca proprietari del Palazzo Grimaldi a Largo dei Lucchesi e di alcune tenute nell'Agro romano, come quelle di Tor di Quinto e Leprignana.
La realizzazione di una villa "di delizia" era indispensabile per completare l'immagine dei neoaristocratici in cerca di legami, almeno simbolici, con la grande nobiltà romana dei secoli precedenti.
Tuttavia i lavori di ristrutturazione effettuati nella vigna di Pontelungo si limitano all'ampliamento del casale rustico preesistente, ad una sua moderata decorazione esterna, e, soprattutto alla creazione di un ricco giardino padronale. Sembra plausibile supporre che questi interventi siano stati avviati e portati a compimento tra il 1880 e il 1893, anno in cui lo scandalo della Banca Romana travolse la famiglia e, in particolare, il barone Michele che ne era stato l'amministratore.
La proprietà Lazzaroni sembra interrompersi agli inizi del '900: nel 1908 la Villa è utilizzata come ricovero degli orfani del terremoto di Messina, a cura dell'Orfanotrofio Pio-Benedetto; al momento della notifica del vincolo monumentale (D.M. del 2 agosto 1922) risulta di proprietà di Giulio Barluzzi, o, quantomeno, in enfiteusi, poiché nel 1930 un Michele Lazzaroni è menzionato ancora come intestatario di fornitura d'acqua dell'Acquedotto Felice.
Nella carta IGM del 1949 l'edificio padronale presenta un corpo aggiunto allungato ad est che ne determina una pianta cruciforme: poco tempo prima la Villa era stata acquistata dalla Provincia Italiana dell'Istituto delle Suore Francescane di Maria, che fa costruire tra il 1960 e il 1961 la scuola e la chiesa, addossati all'edificio.
Nel 1960 metà dell'area verde verso nord è ceduta al Comune di Roma: viene realizzato un muro divisorio tra le due proprietà e una serie di sistemazioni nella fascia pubblica.
Negli anni '70 l'ampliamento della via de Cesare comporterà l'arretramento del muro di cinta a nord e l'abbattimento di un portale d'ingresso: le manomissioni dell'assetto storico si protraggono fino al 1979, anno dell'acquisizione totale dell'area da parte del Comune, che destina l'edificio padronale restaurato a sede degli uffici della IX Circoscrizione.

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