CONCERTO PER PIANI

A cura di Daniela Bruni e Federica La Paglia

Cari amici condomini,
[…] ho pensato ad un’opera studiata appositamente per questo spazio e che coinvolgesse attivamente gli abitanti del condominio.
[…] sei mie fotografie disposte in verticale, corrispondenti alle sei fermate dell’ascensore; alla loro destra e sinistra vorrei disporre altre immagini questa volta scelte, però, da chi abita a quel piano. Per questo chiedo il vostro aiuto. Dovrebbero essere fotografie che vi ricordino quella che vi darò e che sentiate come vostre.
Lo scopo è quello di creare, così, un ponte tra le persone che vivono nel palazzo, in una specie di dialogo mediato dalle mie fotografie. […]
Il lavoro crescerà poi con il contributo del visitatore. Sulla parete di ogni pianerottolo riprodurrò le immagini esposte così che chiunque senta di voler partecipare potrà aggiungere una foto, scelta con lo stesso criterio con cui avrete scelto le vostre.
A presto
Marco Baroncelli
opera

Che cosa succede quando un artista che ama il dialogo, il confronto, la contaminazione del proprio lavoro ad opera di altri, incontra un condominio?
Marco Baroncelli da sempre vuole creare un legame tra sé ed i luoghi, gli ambienti e le persone che lo circondano e che fotografa.
Già nei suoi progetti precedenti, da Lapsus Linguae a Interno giorno - Interno notte fino a Parole crociate, il suo intento è stato quello di raccontare storie, attraverso la composizione di diverse immagini o l’instaurazione di un vero e proprio dialogo coi suoi soggetti e la sovrapposizione delle parole, loro o altrui, alle fotografie.
Spesso nel suo percorso ha voluto e cercato una collaborazione nei termini di una vera e propria contaminazione artistica: il suono, la musica, la letteratura hanno ‘inquinato’ i suoi scatti.
Il contatto con l’altro, e con la realtà che lo circonda ed in cui è immerso, è quindi elemento fondamentale nella poetica di Baroncelli, che con Concerto per piani fa un passo avanti nella sua ricerca.
L’incontro con la Lift Gallery è stato un incontro con il vissuto e le esperienze degli abitanti del palazzo.
Il lavoro - site specific - è frutto della collaborazione dei condomini, il cui immaginario si è riversato nelle fotografie consegnate all’artista, che ha lavorato sullo spazio fisico della galleria e dello stabile che la ospita, ma che soprattutto ha saputo cogliere appieno lo spirito di un luogo che nasce come spazio sociale prima che espositivo.
Spinto dall’iniziale curiosità di capire quali siano le diverse chiavi di lettura che le persone danno del suo lavoro, Baroncelli ha proposto un ‘gioco’ di associazioni d’idee (una sorta di lapsus memoriae) e ha poi lavorato sulle loro percezioni.
Come demiurgo si è mosso tra le loro storie, raccontate attraverso le immagini, le ha raccolte, scelte ed assemblate creando un legame tra gli abitanti dei diversi piani.
Le porte delle case si sono aperte all’artista che, come già in Lapsus Linguae, scompone e ricompone differenti realtà, creando in questo caso un sottile equilibrio in cui, ponendosi con i suoi scatti al centro dell’opera, si fa al contempo ponte e confine tra mondi separati, in un insieme armonico di diversi elementi.
I vari piani del palazzo trovano spazio nel polittico, in un piccolo gioco d’incastri in cui ogni tassello fotografico è un universo personale che, nella concertazione delle immagini, si confronta e dialoga con gli altri.
La singola voce, dall’iniziale e unica relazione con la fotografia di Baroncelli, diventa nota di una composizione, elemento di un’armonia di cui è parte come in un ensemble.
Nel tentativo di comprendere l’altro da sé, l’artista supera poi lo spazio della galleria ed occupa i pianerottoli in un ulteriore avvicinamento, anche fisico, alla sfera privata dei condomini, coinvolgendo in questo caso lo stesso visitatore o l’ospite occasionale.
Ed allora l’interazione è totale, la contaminazione è completa: l’opera cresce, si trasforma e senza il controllo dell’artista cambia con il confluire delle nuove energie.

Federica La Paglia
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