piedra bio
 
La foto ritrae G. Giampietro sul'isola di Cherso - Croazia - durante l'eclisse di soleavvenuta 3 anni fa (1999). Così dice l'artista.
La foto è stata scattata dal suo amico D. Skerlj.
 
GUILLERMO GIAMPIETRO, nato a Rosario, Argentina, il 27/05/1962.
Nel 1979 crea il Gruppo D’Arte sperimentale Cucaño con il quale realizza performance teatrali, video, installazioni e pubblicazioni letterarie. Nel 1989 si trasferisce a Trieste, qui prende parte al Laboratorio “P” di arti visive presso l’ex ospedale psichiatrico di San Giovanni.
Dal giugno 2000 dirige il programma “Escuchame” sulle frequenze di Radio Fragola.
 
Mostre personali
1995: Palais de Glace. Buenos Aires, Argentina. - Il titolare ignoto, Teatro Miela, Trieste. 1996: Il titolare ignoto, Porto di Mare, Bologna - Ultima Comunicaciòn, evento atòpico.1998: El Banquete, Teatro el Circulo, Rosario, Argentina. 2002: Disprezzate l’enigma del terrore futuro, performance Rosario, Argentina. - Casa delle Culture, Trieste.
 
Mostre collettive
1995: Galleria Cheiros, Vicenza. - Achtung auf den Zug, Museo ferroviario, Trieste. - L’illimitato e l’immaginario, Museo Revoltella Trieste. - 1996: Hictenunc, Città di Valvassone - Natura Naturans, Museo di Storia Naturale, Trieste. - Il video vecchia frontiera dell’arte, Santa Maria del Sale, Venezia - 1997: Zone d’arte, Palazzo Costanzi, Trieste. - Eclectic Fragmentation, Eigth Floor Gallery, New York. - Real Fiction, Area Scienze Park, Trieste.1999: Natura Naturans 4, Teatro Miela Trieste 2000: Work in progress, Galleria 111 di Angioletta Miroglio. Milano - Zone d’arte, Ausstellungsdauer vom Alpen Adria Galerie, Klagenfurt. 2002: Shocking Show, Galleria Tommaseo. Trieste.
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"La velata denuncia o la disincantata constatazione di come stanno le cose nel mondo, nel pubblico e nel privato, lievita dentro i lavori di Guillermo Giampietro.
Rituali quotidiani e sensazioni epidermiche o profonde si accavallano nelle composizioni visive elaborate al computer. L’oggetto d’uso si associa alla carnalità che vi si insinua, in una sovrapposizione di momenti complementari, secondo ritmi della fiction ma anche della mobilità del pensiero. L’elogio del disastro una volta, sull’eco di Blanchot (“La scrittura del disastro”) ora l’ambiguità di senso, negli enunciati, costituiscono la trama sottile di un discorso aperto a interpretazioni diverse, con rimandi socio-politici, nella consapevolezza dell’impossibilità di catturare una realtà definitiva."