opera tolauno

Pensavamo noi, con un certo compiacimento, che l’ascensore di via Tola 42 potesse considerarsi tra i più sfigati in circolazione ma, come si sa, al peggio non c’è mai fine.
Ne ebbi conferma quando vidi per la prima volta l’ascensore condominiale sito al numero 1 di via Pasquale Tola. Eravamo lì per un sopralluogo, una delegazione composta dal sottoscritto (Pino Rosati), Massimiliano Chialastri e Giuseppe Tabacco, l’artista incaricato di inaugurare la nuova Lift Gallery, in concomitanza con la Festa dei Vicini.
In effetti, la signora Carla Sacco, abitante del palazzo che ci aveva invitato, confidava molto nell’intervento prodigioso dello staff per trasformare il loro ascensore in una galleria d’arte, pur sapendo che l’impresa non sarebbe stata certo facile. L’aspirante lift, infatti, benchè fosse sicuramente più in arnese del nostro (ben pulito, l’interno rivestito d’alluminio, vetro e formica) era però assolutamente anonimo, senza traccia di vissuto, neanche il minimo segno vandalico: uno sconforto.
Ma c’era una cosa che lo distingueva dal suo collega più famoso, la sola cosa che potesse farcelo invidiare: un lucente, bellissimo specchio, che ti catturava e non ti mollava finché non uscivi dall’abitacolo. Era quello dunque l’oggetto, o meglio, il luogo dove si raccoglievano, andavano a deporsi i segni del transito umano. Una specie di inghiottitoio, di archivio invisibile.
Fu allora chiaro quale dovesse essere l’intervento: ritrovare i volti, i capelli, gli sguardi, i bottoni e le collane delle persone che vi erano passate. Insomma, ricreare la memoria, indurre lo specchio alla reminiscenza! Serviva forse una magia, un giuoco d’artificio con il tempo, elemento che il Pintabacco, peraltro, conosceva bene (nel costruire le sue opere egli è solito sovrapporre molto molto lentamente degli strati di cera d’api colorata, a volte vi imprigiona anche dei frammenti fotografici di vecchi edifici dismessi; poi, su quelle superfici tipo marzapane, comincia a sezionare finestre, portali, svelare intercapedini, sì che lo sguardo, in bilico su quelle soglie, va a posarsi contemplativo, beato, glassato).
Si doveva cominciare, dunque, a raccogliere il materiale per costruire l’opera, perciò si ritornò in quella casa con l’attrezzatura necessaria. Iniziarono a scendere signore e signori e bambini e vecchi giù dai pianerottoli per farsi fotografare davanti allo specchio. Pure i condomini del numero 42 (una degna rappresentanza), anche noi a farci le foto, a mischiarle con quelli del numero 1.
Come gli Inuit, incontrandosi dopo i lunghi inverni, si soffiano in volto e strofinano il naso l’uno con l’altro in segno di affettuoso saluto, così abbiamo reciprocamente strofinato le nostre solite facce da condominio sullo specchio-finestra. Attraverso quello strano cerimoniale, accompagnato con amorevolezza da Giuseppe Tabacco, abbiamo voluto suggellare il legame e dare il benvenuto agli amici di via Pasquale Tola numero 1.

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