lift tabacco"Serial Killed 2001"

La pittura è il centro della mia attività artistica.
Parte dei miei quadri recenti, è il risultato di una ricerca sui rapporti e le connessioni possibili tra dipinto e fotografia. Le foto (da me realizzate nel corso degli anni), o frammenti di esse, si fondono con una forma pittorica e con la materia che dà vita a questa forma: la cera d’api. Un tentativo, quindi, di costruire immaginarie “architetture” sulla superficie o nello spazio.

Il quadro è dipinto in ogni suo millimetro quadrato ed il gesto della mano reiterato a lungo. L’attenzione alla stratificazione, alla sovrapposizione di vari strati di materia e ad una sorta di “sensualità” della superficie - della pelle dell’opera - è totale.
Il lavoro che qui presento, ideato e realizzato per questo ascensore, è diverso solo in apparenza dalla mia ricerca
attuale. Per questa installazione, che copre completamente le pareti dell’abitacolo, ho disegnato a matita il volto di un bambino immaginario e replicato l’immagine fotocopiandola per 120 volte. Ciascun foglio è stato disegnato a pastello e proprio nell’attenzione rivolta al segno ed al gesto della mano sulla superficie, ritrovo il mio modo di lavorare.

Questo lavoro, come del resto gli altri, è un gioco. Un bel gioco, bello e serio, come ogni gioco che si rispetti. Ma è ispirato ad una storia triste: il bambino sudafricano Nkosi Johnson, morto quest’anno di AIDS. Era nato 12 anni fa già contagiato dal virus ed ha
lottato fino alla fine, ammonendo tutti sulla necessità di arginare questo flagello.
Il mondo di un bambino è tanto più grande di quello degli adulti. I suoi sogni i suoi desideri i suoi giochi la sua mancanza di barriere la sua libertà. Tutto è vero, tutto è limpido, tutto è possibile. Questi pastelli, raffigurano un volto, che ricorda vagamente Nkosi Johnson, immerso in un paesaggio dai colori delicati, paesaggio della mente, carte colorate, tante carte colorate, come facevo da ragazzino.
Alla fine, montata l’opera, ci siamo resi conto, con stupore, che forse un

altro obbiettivo era stato raggiunto: lo spazio dell’ascensore si era “ingrandito”.

Roma, ottobre 2001
Giuseppe Tabacco

giuseppe

nkosi

 

 

 

 

 

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