Copertina

copertin

Per un anno, dal gennaio 1998 al gennaio1999, si è svolta all’interno dell’ascensore d’una casa di Roma, una serie di mostre che ha visto protagonisti, oltre allo stesso ascensore, gli abitanti del condominio.

Di quell’esperienza, in forma narrata e fedele quanto possibile ai fatti accaduti, questo catalogo vuol dare conto.

Prologo

prologo

Autunno 1997. C’era addirittura chi, come Ottmar lo svizzero, preferiva farsi le scale a piedi, pur di non prenderlo.
Al timore di schiantarsi va aggiunta l’angustia del vano, il colore grigio, la luce giallognola e gli scricchiolii sinistri del legname di cui è fatto: l’ascensore del condominio di via Pasquale Tola 42, a Roma. A poco era servito ridipingerlo. Anzi. La vernice grigia usata dal pur bravo sig. Romanzi aveva ricoperto, impietosa, ogni magagna evidenziandone lospessore. Il tocco finale lo diede una mano sconosciuta sfregiando ignobilmente, forse con una chiave, la pittura ancora fresca di quelle stanche paratie. La misura era colma. Posi fine al martirio elevando l’ascensore al rango di Luogo d’Arte e lo nominai, applicando una targhetta al suo interno, LIFT GALLERY.

I° Mostra: La tastiera

tastiera

Gennaio ’98. La prima mostra, coloratissima, (pennarelli turbocolor su carta, 13x18 cm) una rielaborazione della tastiera dell’ascensore: “ T,,1, 2, 3, 4, 5, Allarme, Alt ”. Ogni giorno (esattamente la sera tardissimo, così i più mattinieri avrebbero già trovato il quadro cambiato) con la complicità di Giovanna, appendevo alla paretina frontale un quadro diverso, firmato “ Pino Rosati, interno 20”. 

Uno al dì, in riferimento ad ognuno dei tasti. Infine l’ultimo giorno il “quadralogo” a riunire i lavori presentati nei giorni precedenti, opportunamente ridotti, per offrire una panoramica della mostra. Cambiare il quadro ogni giorno ed esporre il quadralogo finale, due regole per le mostre a venire.

Il sortilegio

sortilegioMa ero stato un ingenuo nel credere che una botta di colore potesse risolvere lo squallore ormai cronico dell’ascensore. Tutt’altro. Dopo un primo positivo stupore, rimaneva un che di strano, di paradossale, quanto mio nonno vestito da Arlecchino. Bene, anzi male: se i colori del mondo niente potevano contro l’insanabile grigiore allora, tremenda vendetta, un malefico sortilegio avrebbe reso, nel varcare quella soglia, dello stesso grigiognolo le cose del mondo. E così avvenne: introdussi 5 oggetti, prelevati dall’ambiente domestico (scelti perchè “appendibili”) e trasformati dello stesso colorastro delle pareti, con le stesse colature. Un giorno dopo l’altro apparvero un crocefisso, un orologio da muro (in funzione), un putto, un accendigas (sparito ma prontamente rimpiazzato) ed una piantina di potus (di plastica). Ascensorizzati.

L'inferno

infernoMa ero stato un ingenuo nel credere che una botta di colore potesse risolvere lo squallore ormai cronico dell’ascensore. Tutt’altro. Dopo un primo positivo stupore, rimaneva un che di strano, di paradossale, quanto mio nonno vestito da Arlecchino.
Bene, anzi male: se i colori del mondo niente potevano contro l’insanabile grigiore allora, tremenda vendetta, un malefico sortilegio avrebbe reso, nel varcare quella soglia, dello stesso grigiognolo le cose del mondo.
E così avvenne: introdussi 5 oggetti, prelevati dall’ambiente domestico (scelti perchè “appendibili”) e trasformati dello stesso colorastro delle pareti, con le stesse colature. Un giorno dopo l’altro apparvero un crocefisso, un orologio da muro (in funzione), un putto, un accendigas (sparito ma prontamente rimpiazzato) ed una piantina di potus (di plastica). Ascensorizzati.

“La passione secondo Matteo” di J.S.Bach

corale

C’è un brano nel repertorio del Coro della Scuola Popolare di Musica di Testaccio, particolarmente bello, di grande intensità, tratto dal corale de “La Passione secondo Matteo”
di J.S.Bach.
Dunque, divisi in otto parti il testo del brano, in tedesco ovviamente, per altrettante pitture ad acqua di piccolo formato, cm 20 x 26, esposte ognuna per un giorno, come di consueto. L’ultimo quadro invece riportò per intero solamente lo spartito musicale a cui si riferivano parole e pitture. Nel quadralogo finale unii il tutto, appplicando alla base di ogni pittura come didascalia melodica, la corrispondente notazione musicale. Più facile da cantare che da spiegare.

Macchinine e macchinette

mac mac

In omaggio ai tempi perduti la serie delle macchine intese come macchinette quindi da caffè e macchinine cioè piccole automobili

(a completare il quadro mancherebbero le sigarette, ho mollato anche quelle). 6 disegni, uno al dì, pennarello nero su carta A4.
Diagrammi, equazioni improbabili tra chilometri percorsi, tazzine da caffè, numeri, lettere e scrittografie d’accompagnamento.

Macchinine

macc

Seconda parte, o forse prima, della serie precedente. Senza macchinette. Scenario più drammatico, da sfasciacarrozze più che da autosalone (a cui avevo pensato in un primo momento di proporne l’acquisto). Un pensiero a quel mona de Ljubo.

Tempo fa avevo disegnato a ruota libera, dopo tantissimo che non lo facevo, con un pennarello nero su carta per fotocopie. Teschi, animali e macchine i soggetti. Trovandomi a corto d’idee ripescai quei fogli e proposi le macchine.

La stanza di Adriano

adriano

Adriano (3 anni, figlio di Stefania e Massimiliano) e Flavia, la di lui babysitter, in un lavoro a quattro mani.

Il disegno proposto (collage, matite colorate su carta, cm 21 x 30) raffigurava la stanza
del bimbo, la quale, all’esordio un
po’spoglia andava un giorno dopo l’altro, seguendo i bottoni della tastiera dell’ascensore, arricchendosi di un nuovo elemento.
Oggi l’orsetto con il libro (3) domani il dado gigante con le figure (4) e così via fino al tappeto (alarm) a completare il disegno. Ingegnosa interpretazione. Bravi!

Nel bel mezzo...

belmezzo

Ero davvero contento per come stava andando la Lift Gallery.

Non era affatto scontato che le cose dovessero filare lisce, qualcuno avrebbe potuto non gradire.
Invece riscontravo soltanto pareri
favorevoli tra i condomini ed il muto assenso dell’amministratore, rag. Stefano Carisi, era altrettanto incoraggiante. Anche le signore delle pulizie mi sembravano ben sorprese di quanto stava accadendo.
Insomma, il potere salvifico dell’Arte stava trionfando su casa, cose e persone.
Ma nel gioco poteva starci pure qualcos’altro...

Lift Islands

isl 123

Un giorno, nel corso di una mostra, aperte le porte della lift gallery mi trovai davanti la parete vuota: avevano fregato il quadro. Era già successo con l’accendigas (v.“il sortilegio”) e nonostante avessi considerato il ripetersi di quest’eventualità ne rimasi malissimo.
Il quadro sparito apparteneva alla serie dell’Arcipelago, così iniziata: - Avevo appoggiato della carta velina su alcune delle scrostature, ne avevo scelte sei, che segnavano l’interno dell’ascensore dal giorno della pitturazione.
(1) - Sfregandovi sopra con la matita rilevai il contorno di queste, circa due - tre cm, quindi feci degli ingrandimenti in fotocopia fino a 20, 30 centimetri di altezza.
(2) - A quel punto le colorai come una mappa geografica tramutandole in isole di un immaginario, quanto reale, arcipelago: Lift Islands.
(3) - Tale metamorfosi, pensai, irritò così tanto l’autore degli sfregi da portarlo al misfatto.
Fu questa la spiegazione che mi diedi.

La mano invisibile

stronzo

La sera stessa attaccai un foglio al posto del disegno sparito in cui portavo a conoscenza dell’accaduto l’intero palazzo. Il risultato non fu dei migliori visto che il giorno dopo trovai un biglietto: Stronzo !
Il bigliettino giallo con la striscia adesiva (tipo post it), la calligrafia rotondeggiante e graziosa (contrastante con la parola), facevano pensare ad una mano femminile, il che rendeva ancor più intrigante la faccenda. Per risposta il giorno seguente attaccai, attingendo alla dialettica adolescenziale, uno specchietto di quelli piccoli e rotondi, da trucco, ma non ottenni risposta. Questo mi deluse forse più del furto. Provai ad immaginare chi poteva essere l’autore delle malefatte, sicuramente un abitante della casa. Uomo o donna? Uno o più di uno? Sempre la stessa oppure diverse mani? Magari l’avrò salutato/a chissà quante volte, avremo preso l’ascensore assieme... Non potevo avanzare alcuna ipotesi plausibile su chi fosse. Nessuno, o chiunque, era sospettabile.
La Mano Invisibile avrebbe colpito ancora? Chissà...

Vietato fumare

VF

Massimiliano Chialastri (ricorda un po’ Nanni Moretti), marito di Stefania e padre di Adriano, presentò la scritta “ Vietato fumare” ripetuta più volte ed in lingue diverse. Fotocopia su carta, cm 85x27. Massimiliano Chialastri (who resembled a bit Nanni Moretti) married to Stefania and Adriano’s father presented the “ No smoking” sign several times and in several languages. Photocopy on paper, 33½ x 16in . Maximilianus Chialastri (qui Nanni Moretti memoriam aliquantum repetit), Stephaniae vir Adrianique pater scriptum dedit: “ Vetitum est fumare” aliquotiens variis sermonibus iteratum in cartaque excriptum. Digiti 85x27. Massimiliano Chialastri (der ein bisschen Nanni Moretti ähnelt), Ehemann von Stefania und Vater von Adriano, präsentierte den Schriftzug “Rauchen verboten” mehrmals in verchiedenen Sprachen. Fotokopie auf Papier, cm 85x27. Massimiliano Chialastri (recuerda un poco Nanni Moretti), marido de Stefania y padre de Adriano, presentò la escrita “ Prohibido fumar” repetidas veces y en distintos idiomas. Fotocopia en papel, cm 85x27 Massimiliano Chialastri (quelque ressemblance avec Nanni Moretti), époux de Stefania et père d’Adriano présenta l’expression “ Defense de fumer ” répétée plusieurs fois et en diverses langues. Photocopie sur papier, cm 85x27.

Carte da pacco

carte

Settembre ’98.
Dopo le vacanze estive la Lift Gallery riprese con una nuova stagione espositiva. Ad inaugurarla la mostra delle carte da pacco, o da regalo o meglio da parati visto che andarono a ricoprire per intero, 45 x 220 centimetri, la parete su cui abitualmente s’appendevano i lavori. Quasi ambient.

Iniziai il lunedì con un’onirica, se non allucinante, cascata di frutta mista. Per la gioia dei più cattivi seguirono Titti e Silvestro: un solo Titti circondato da un centinaio di Silvestri, un incubo per il “simpatico” canarino.
Ed ancora una carta con decorazioni dorate, stile aristocratico, poi quella con l’abbecedario che sicuramente piacque ai piccoli Adriano ed Eleonora. A concludere la carta floreale, di certo gradita a tutte le sore der condominio.

 

Diego Porporati

porpo

Unico espositore non abitante nel palazzo, il grande artista (m 1,90 x 95 kg) ed amico 

Diego Porporati da Trieste.
Durante una delle sue calate romane lo invitai a disegnare per la Lift Gallery. Cavalli ed ecomacchine, due classici del suo repertorio. 7 disegni a matita e bianchetto su carta A4 (unta con olio di semi vari, effetto giallognolo).

Pelati

pelati

Li ho mangiati tutti. Dal primo all’ultimo barattolo. Ne ho esibito le etichette (cm 24 x10), una ogni sacrosanto giorno, come trofei di caccia: blasoni e stendardi conquistati a testimonianza dell’avvenuto pasto. Massima icona nell’araldica del desinare. Dai molteplici nomi o meglio, casate, da sempre risuonanti nelle italiche cucine.
Ma le vogliamo finalmene guardare queste etichette, ed interrogarci per un mometo su quei misteriosi campi blu?
(L’etichetta del mais, lì appiccicata, un fine commento della già nota Mano Invisibile).

Presepio

presepe

Dicembre ’98 / gennaio ’99. Non poteva mancare nella Lif Gallery, non poteva non essere grigiognolo (statuine dipinte, cm 3 x 5 x 14). Installazione per eccellenza, è ormai tradizione ambientare il presepio nei luoghi più disparati e costruirlo nei materiali più insoliti. Sott’acqua od in cima alle montagne, vivente o meccanico, di pane, di ceramica, di carta o fatto con gli stuzzicadenti. A Napoli addirittura con i personaggi dell’attualità, più o meno recente, come Maradona e Bassolino.
Insomma, ovunque potrebbe trovar posto un presepio. Basta adattare le cose che abbiamo attorno, sviluppare le particolarità dei luoghi in cui ci troviamo. In questo modo un umile capanna potè diventare una reggia, un ascensore grigio ed angusto ...

Ultima mostra

tett

Il piccolo Adriano aveva fatto un bel disegnone (questa volta da solo) e l’aveva, con l’aiuto del babbo, orgogliosamente attaccato nella Lift Gallery. Senonchè il giorno dopo apparve assieme al disegno, ma sull’altra paretina, una foto ritraente un discreto numero di signore in topless, che sorridevano in posa (anche loro orgogliose) a bordo di un panfilo. Non si capisce se, vista l’abnormità dei seni esibiti, l’occasione di un tale insieme fosse l’elezione di Miss Tettona oppure, dato il contesto nautico, il lancio promozionale di nuovi sexy-salvagente gonfiabili già incorporati.
Comunque, la provocazione o come la si vuole definire, portata dalla Mano Invisibile colpì nel segno. Massimiliano, padre di Adriano, giustamente tolse il disegno del figlio, lasciando la foto a commentare inutilmente se stessa.
Per quanto mi riguarda, dopo un primo momento di pensiero ultralibertario mi indignai davvero e (non senza aver sbirciato per bene le procaci bagnanti) con impeto moralista feci rimuovere quell’impudica reclame.

Epilogo

prologo

Di quest’avventura, oggi, estate del 2000, rimane oltre alla targhettina “Lift Gallery” (anzi nenche più quella), il poter dire di essermi divertito ed aver capito qualcosa. 

L’ascensore è rimasto tale e quale a prima di diventare Lift Gallery. Stessa luce giallognola, stesso grigiore e solita angustia. Le scrostature sono con il tempo aumentate rendendo la prima mappatura delle Lift Islands quasi irriconoscibile. .Anche la Mano Invisibile è rimasta tale, senza volto.

Eppure, io almeno e qualcun altro, l’ascensore non lo cambieremmo (o forse sì, ma sarebbe un’altra storia) per abbellirlo con nuove luci e smalti, va bene com’è. Quello che è cambiato, in realtà, è lo spirito delle persone che in un modo o nell’altro, più o meno (in)visibilmente, chi guardando e chi facendo hanno partecipato a quel gioco di invenzioni.

Perchè c’è bisogno che le cose si trasformino per diventare altro e per tornare, infine, splendida non-significante materia nel sempre nuovo rituale della creatività.
Come le pitture con la sabbia degli indiani Navaho: durano una notte prima che il vento le disperda e ne restituisca i granelli al deserto.

next
prev

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo
Go to Top
Template by JoomlaShine