Pendolo di equilibrato paradosso 
futile scorciatoia tra essere e stare 
questa dimora congiunge intestini 
a stelle, l’inferno dei giorni
al silenzio di navicelle astrali. 
Negli attimi della vacua 
immobilità ci trapassa sdegnato 
il fluire del tempo, il semenzaio 
di luci ed ombre dei piani superati. 
Persino il dubbio si accasa. 
Nello specchio si radicano ombre 
che mettono fondamenta al gioco. 
Megametropoli dove si accatastano 
case senza storia a case d’autore. 
Volumi planimetrie spazi dettati 
da leggi filosofiche, da utopie 
deliri con dentro il corpo lo spirito 
grottesco dell’ascensore in linea 
traballante verticale. Dal sottosuolo 
scondito di nomi e umanità al volo 
alle vertiginose altezze alle mete 
superbe dove ci conduce l’angelo 
fantasma, “l’ospite freddo” che ci appare 
accanto. Questo angelo non ha bianche 
ali né la bellezza perfetta dell’icona. 
Non indossa luccichii, splendori. 
Non svolazza nei cieli dei Santi. 
Non é corolla di Madonne e di Croci. 
Questo angelo un po’ caduto un po’ 
libidinoso é l’idiota con lo sguardo 
perso nel nulla. Questo angelo 
esclude che possa esistere il mondo 
senza la frenesia, l’ardore, il vanto 
di un quotidiano saliscendi umano.

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